Una cascata di rabbia

La mia fantasia da Covid-19

di John Holloway

Le porte si aprono. Puoi sentire l’energia accumulata già prima che appaiano i volti. La quarantena è finita. È una diga che esplode riversando un torrente di rabbie, ansie, frustrazioni, sogni, speranze, paure. È come se non riuscissimo a respirare.

Tutti siamo stati rinchiusi. Separati fisicamente dal mondo esteriore. Abbiamo provato a capire quello che stava succedendo. Uno strano virus ha cambiato le nostre vite, ma da dove è arrivato? All’inizio è apparso a Wuhan, Cina, ma quanto più leggiamo, tanto più ci rendiamo conto che sarebbe potuto apparire in qualunque luogo del mondo.

Pietro Ingrao, Cesare Luporini, Due lettere del 1991

Le lettere qui riportate sono conservate, insieme ad altre cinque brevi missive dal 1976 al 1991, presso il Fondo Luporini del Centro archivistico Scuola Normale Supe- riore di Pisa, cartella “Ingrao Pietro”. Sono costituite dalla minuta manoscritta in 4 fogli (8 facciate) della let- tera di Luporini del 15 aprile 1991 e dalla risposta dat- tiloscritta di Ingrao del 6 maggio 1991, su carte intesta- ta “Pietro Ingrao Camera dei Deputati”, in 6 fogli (6 fac- ciate). Si ringraziano Annalisa e Luigi Luporini, la fa- miglia Ingrao e l’Archivio Pietro Ingrao per aver accon- sentito alla pubblicazione (S.F.M.).

Aldo Tortorella, Il mestiere del virus e quello degli umani

Editoriale Critica Marxista 2/3-2020

La lunga reclusione imposta dal virus ha avuto come conseguenza molte istruttive discussioni sulle complesse cause della pandemia e sulle sue ipo- tizzabili conseguenze economiche, sociali e politiche, ma anche un’alluvione di luoghi comuni ancora più che di false notizie. Abbiamo dovuto ascoltare o leggere una spropositata quantità di volte che le epidemie ci sono sempre sta- te e sempre ci saranno, che era impossibile prevedere una sciagura di queste proporzioni, che è impossibile prevedere come e quante altre ce ne saranno, che così l’uomo che si credeva onnipotente ha visto la sua fragilità, che la ri- cerca della colpa è come la caccia all’untore (ovviamente “di manzoniana me- moria”), tanto è evidente il fatto che la colpa è dei cinesi (cioè degli asiatici, cioè degli stranieri, mormorano i consueti razzisti), però i cinesi hanno vinto il virus perché laggiù c’è uno che comanda, la democrazia è una bella cosa ma è inefficiente… eccetera.

Sommario 2/3-2020

Editoriale
Aldo Tortorella, Il mestiere del virus e quello degli umani 

Osservatorio
Pietro Greco, Cronaca di una epidemia annunciata
Clara Frontali, Uomini e virus
Francesco Memo, Covid-19. È il razzismo che ci ha resi ciechi
Vincenzo Vita, L’insostenibile leggerezza del capitalismo
Michele Mezza, Calcolanti e calcolati nel conflitto terapeutico
Alfonso Gianni, La nuova grande recessione 
Emilio Carnevali, Da Disraeli a Johnson: le origini profonde
del consenso conservatore  

Immigrazione in prospettiva 
Alberto Leiss, La memoria come pratica di cura e di conflitto
Paola Pierantoni, Forza e fragilità delle reti: un percorso
tra metà anni ottanta e il G8 del 2001
Eleana Marullo, La dimensione storica dell’immigrazione. Il caso di Genova
Andrea Tomaso Torre, A trent’anni dalla legge Martelli
Filippo Miraglia, Un modello da cambiare: oltre l’emergenza
più diritti agli stranieri

Laboratorio culturale
Pietro Ingrao, Cesare Luporini, Due lettere del 1991
Sergio Filippo Magni, Luporini e Ingrao. Le lettere del disaccordo
Giorgio Mele, Luporini e la fine del Pci
Giovambattista Vaccaro, Morale e società in Cesare Luporini
Michele Prospero, Il diritto e i bisogni  
Francesco Garibaldo, Marx, il capitalismo e i compiti politici
del presente
Paolo Desogus, Critica della cultura e processi materiali
Ripensando il passato 
Giuseppe Greco, Rodari, Gramsci e la lotta per un nuovo
senso comune
Gianni Rodari, L’uomo nella realtà

Schede critiche
Lelio La Porta, Gramsci e la favola

IN EMILIA-ROMAGNA STOP ALLA DESTRA, MA LA SUA FORZA RESTA RADICATA

di Sergio Caserta

La sfida nazionale di Salvini battuta grazie al movimento delle “Sardine”. Una reazione democratica mobilitata dalla consapevolezza della posta in gioco. Bonaccini ha preso posizioni più nette ma restano da superare i limiti del “buongoverno”: precariato, ambiente, urbanistica, welfare ai privati. Decisivo l’apporto di una sinistra autonoma e unitaria. Il ruolo di Elly Schlein.