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La sconfitta di Trump e le anomalie della democrazia americana

Articolo di Massimo Cavallini sul numero 5/6-2020

Gli Stati Uniti hanno scelto Biden ma non hanno ripudiato il trumpismo. Il dibattito sulle istituzioni risale alla rivoluzione del 1776:
una democrazia che ha paura delle conseguenze della democrazia.
Il tentativo abortito di rinnovare la cultura del Partito repubblicano. Da Nixon a “The Donald”: come catturare l’elettorato biancospaventato dal ’68, dai diritti ai neri e dalla globalizzazione.

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La fraternità universale e la legge di Caino

Editoriale di Aldo Tortorella Critica Marxista 5/6-2020

I durissimi attacchi al Papa degli ultraconservatori della gerarchia cattolica e dell’estrema destra politica a tutta intera la sua attività e, più in particolare, alle sue due ultime encicliche, quella sulla ecologia e quella recente sulla solidarietà – per non dire dello scandalo sollevato a proposito del diritto dei gay ad una famiglia – definiscono meglio di ogni altra considerazione il significato da dare alla svolta che Bergoglio ha inteso dare alla Chiesa cattolica. Gli esperti della storia vaticana ci ricordano, ma ne abbiamo tutti qualche memoria, che non minori furono gli attacchi, giunti sino allo scisma, contro Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, bergamasco, autore del rinnovatore Concilio ecumenico, e contro Paolo VI, bresciano, prudente continuatore del Concilio (e pure lui duramente colpito dall’assassinio di Aldo Moro, suo più giovane amico). Tuttavia, questa volta gli attacchi interni alla Chiesa sono stati visibilmente sostenuti dall’esterno non solo da forze politiche dell’estrema destra ma addirittura dal governo della nazione militarmente più forte del mondo. Trump attaccò frontalmente l’enciclica sul clima che invitava a difendere la casa comune e dunque poneva sotto critica più o meno direttamente il modello di sviluppo economico che sta violentando la natura ed è prossimo a determinare guasti irrimediabili. E lo stesso Trump, a repugnanti scopi elettorali, ha risposto all’enciclica sulla fraternità umana che, tra le altre cose, esorta a vietare la pena di morte dando il via libera all’esecuzione di una donna condannata alla pena capitale per assassinio nonostante sia mala ta di mente.

LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLA PANDEMIA: VERE SCELTE E FALSI DILEMMI

di Antonella Palumbo Critica Marxista 4/2020

L’incertezza dei dati e le idee degli economisti, mainstream e critici. La novità politica del riposizionamento della Germania. Le proposte di Angela Merkel e le scelte della Commissione Ue. Il dogma neoliberista è sempre in agguato, ma gli esiti non sono scontati. Tutti d’accordo, ora, sull’intervento pubblico.
Ma va reso stabile qualificando e ampliando il lavoro e reinventando il welfare, per uomini e donne.

Molto si è ragionato e si sta ragionando sui devastanti effetti economici della pandemia da Covid-19. La violenza stessa della crisi e l’entità dei danni che sta provocando hanno generato, accanto alle reazioni della politica e delle istituzioni, anche una quantità impor- tante di analisi, commenti e proposte da parte degli economisti. Parte di questo ampio materiale offre spunti di riflessione preziosi, e indica strade possibili per il futuro.

Un aspro autunno

Editoriale di Aldo Tortorella Critica Marxista n.4/2020

Mi sembra che l’atteggiamento delle formazioni politiche che sono provvisoriamente il governo dell’Italia sia molto simile a quello del protagonista di una antica e famosa canzone napoletana, intitolata all’autunno. È la fine di settembre ma a lui già “inverno pare | giornate lunghe, nottate amare”, perché aspetta una lettera, anche una sola, della persona amata. La lettera non arriverà e lui si abbandona ad una rassegnazione un poco dispettosa: va bene, dice, statti lontana “tanto è passata un’annata sana” di silenzio e di assenza. Qui dalle parti della politica, è passato ben più di un anno da che una parte rilevante dell’amato popolo di sinistra ne n’è andato dalla parte opposta e non dà cenno di voler tornare al vecchio amore. Ma la rassegnazione non dovrebbe, non deve, fare parte del bagaglio di una qualche forza politica, mentre invece così appare, quasi che si aspettasse come fatale una sconfitta o si volessero chiudere gli occhi di fronte ai cattivi sondaggi.

Pietro Ingrao, Cesare Luporini, Due lettere del 1991

Le lettere qui riportate sono conservate, insieme ad altre cinque brevi missive dal 1976 al 1991, presso il Fondo Luporini del Centro archivistico Scuola Normale Supe- riore di Pisa, cartella “Ingrao Pietro”. Sono costituite dalla minuta manoscritta in 4 fogli (8 facciate) della let- tera di Luporini del 15 aprile 1991 e dalla risposta dat- tiloscritta di Ingrao del 6 maggio 1991, su carte intesta- ta “Pietro Ingrao Camera dei Deputati”, in 6 fogli (6 fac- ciate). Si ringraziano Annalisa e Luigi Luporini, la fa- miglia Ingrao e l’Archivio Pietro Ingrao per aver accon- sentito alla pubblicazione (S.F.M.).

Aldo Tortorella, Il mestiere del virus e quello degli umani

Editoriale Critica Marxista 2/3-2020

La lunga reclusione imposta dal virus ha avuto come conseguenza molte istruttive discussioni sulle complesse cause della pandemia e sulle sue ipo- tizzabili conseguenze economiche, sociali e politiche, ma anche un’alluvione di luoghi comuni ancora più che di false notizie. Abbiamo dovuto ascoltare o leggere una spropositata quantità di volte che le epidemie ci sono sempre sta- te e sempre ci saranno, che era impossibile prevedere una sciagura di queste proporzioni, che è impossibile prevedere come e quante altre ce ne saranno, che così l’uomo che si credeva onnipotente ha visto la sua fragilità, che la ri- cerca della colpa è come la caccia all’untore (ovviamente “di manzoniana me- moria”), tanto è evidente il fatto che la colpa è dei cinesi (cioè degli asiatici, cioè degli stranieri, mormorano i consueti razzisti), però i cinesi hanno vinto il virus perché laggiù c’è uno che comanda, la democrazia è una bella cosa ma è inefficiente… eccetera.